Delitto di Garlasco: neurotrasmettitori, media e procure
Come una società decide quando cercare e quando dormire
Serie Border Agent a cura di Damianis

Il delitto di Garlasco ha smesso da tempo di essere soltanto un fatto di cronaca nera. È diventato un oggetto simbolico persistente, un campo al confine, una terra di frontiera in cui si riflettono le tensioni più profonde del nostro ecosistema informativo: tra televisione e rete, tra istituzioni e contro-narrazioni, tra bisogno di ordine e spinta alla ricerca.

A colpire non è tanto il contenuto delle tesi contrapposte, quanto la loro funzione. Perché ciò che oggi si confronta attorno a Garlasco non sono solo ricostruzioni dei fatti, ma due posture biologiche e culturali rispetto alla verità.

Damianis Borde Agent
Due sistemi neurologici nel profondo delle scelte sociali
Sistema dopaminergico

È il sistema dell’azione, della ricerca, dell’apertura.

Si attiva quando qualcosa non è chiuso, quando esiste una possibilità di cambiamento.

È legato all’esplorazione, al rischio, all’anticipazione.

Sistema serotoninergico

È il sistema della stabilità, dell’ordine, dell’accettazione.

Riduce l’angoscia, consolida ciò che è acquisito, favorisce l’adesione a regole e gerarchie.

Permette di fermarsi, di chiudere, di dormire.

Questi sistemi non sono in conflitto morale. Sono complementari e alternanti. Ma ogni società, in ogni momento, tende a privilegiarne uno.
La rete: riattivazione dopaminergica e rifiuto della chiusura

La narrazione sostenuta dal mainstream televisivo — rappresentata in modo emblematico dalla trasmissione Quarto Grado — svolge una funzione chiaramente serotoninergica.

Qui il messaggio è stabile e ripetuto:

il colpevole è Alberto Stasi,

la sentenza rappresenta un punto di arrivo,

il racconto non serve a riaprire, ma a consolidare.

Dal punto di vista sociale, questa narrazione non va letta solo come adesione a una verità giudiziaria, ma come gestione dell’ansia collettiva.

La televisione generalista ha una responsabilità implicita: produrre continuità, non instabilità.

In termini neurobiologici, è serotonina pura

riduzione dell’ambiguità,

chiusura del campo interpretativo,

rassicurazione del pubblico.

Non è solo propaganda.

È omeostasi.

La rete: riattivazione dopaminergica e rifiuto della chiusura

All’opposto, la rete — e in particolare una parte della produzione su YouTube — incarna una postura dopaminergica. Qui il messaggio di fondo non è:

“Sappiamo come stanno le cose”

ma:

“Non siamo sicuri che le cose stiano davvero così”.

Figura centrale e fenomeno più ampio

Figura centrale di questa spinta è Francesca Bugamelli, con il suo Canale Bugalalla, ma il fenomeno è più ampio della singola persona.

La rete:

non ha bisogno di chiudere,

vive di apertura,

premia la ricerca, l’onestà intellettuale, il dubbio.

Dal punto di vista dopaminergico, questo è coerente:

l’algoritmo di youtube si basa sul mutamento delle adesioni,

l’attenzione cresce con l’instabilità,

la verità non è un punto fermo, ma un processo.

Il costo è alto ma sostenibile:

aumento dell’ansia,

polarizzazione,

rischio di deriva identitaria.

Ma è il prezzo biologico della ricerca.

Una nota laterale: i “salmoni” come metafora temporale

La metafora dei salmoni, usata da Bugamelli, va intesa non come descrizione dello stato attuale, ma come anticipazione simbolica: chi oggi mette in discussione la versione dominante non è ancora mainstream, di fatto nuota controcorrente, ma agisce come se il futuro assetto narrativo ponesse gli youtuber al potere nella comunicazione e come se chi sostiene il mainstream fosse il salmone che nuota controcorrente.

Dirette e approfondimenti su Twitch

Le procure di Pavia: quando anche l’istituzione sente la dinamica

Questa tensione non riguarda solo i media. È visibile anche nel passaggio tra la vecchia e la nuova Procura di Pavia.

La vecchia Procura: stabilizzazione istituzionale

La gestione originaria del caso può essere letta come un classico processo di stabilizzazione

serotoninergica:

una volta costruito un impianto accusatorio,

il sistema tende a difenderlo,

perché riaprire significa riattivare conflitto, incertezza, rischio.

Non è una devianza.

È purtroppo il funzionamento normale di qualunque istituzione che ha già chiuso simbolicamente

un caso.

La nuova Procura, guidata dal PM Napoleone: ritorno al movimento

Con la nuova Procura di Pavia, guidata dal Fabio Napoleone, emerge invece una postura diversa:

disponibilità a riconsiderare,

riapertura di spazi di dubbio,

accettazione del rischio istituzionale.

Questo non equivale a proclamare una nuova verità.

Equivale a riattivare la fase dopaminergica del sistema giudiziario.

È un gesto delicato, perché:

rompe l’equilibrio precedente,

espone l’istituzione a critiche,

ma restituisce movimento a un campo che era entrato in fase di sonno.

Media, potere e neurobiologia: una legge ricorrente

Qui emerge una regola generale, che attraversa politica, media e istituzioni:

Chi contesta il potere agisce in modo dopaminergico.

Chi esercita il potere tende a diventare serotoninergico.

È successo alle TV private contro la TV di Stato. È successo ai movimenti politici diventati partiti. Sta succedendo oggi nel rapporto tra televisione e rete. La televisione difende l’ordine acquisito. La rete spinge per riaprirlo. Domani, se la rete conquisterà il centro, dovrà affrontare la stessa trasformazione. È il rischio già descritto da Il Gattopardo:

«Bisogna che tutto cambi perché tutto resti come prima.»

Significato della citazione

Non è cinismo. È biologia del potere.

Contesto del caso

Un equilibrio difficile ma necessario
Società solo dopaminergica

non dorme

non stabilizza

si consuma

Società solo serotoninergica

smette di cercare

anestetizza il dubbio

confonde ordine con verità

Il caso Garlasco mette in scena proprio questo bivio:

quanto possiamo permetterci di restare aperti?

quanto abbiamo bisogno di chiudere per continuare a vivere?

Conclusione da Border Agent

Il delitto di Garlasco oggi non divide solo opinioni. Divide funzioni biologiche e culturali. Tra chi chiede: “Possiamo finalmente chiudere?” e chi continua a chiedere: “Siamo sicuri di aver capito?”

Un Border Agent non sceglie una parte. Osserva il ritmo e pone una sola domanda finale:

Stiamo difendendo la verità, o stiamo difendendo il bisogno di smettere di cercarla?

Perché dopamina e serotonina non sono ideologie. Sono il respiro alternato di ogni società che voglia restare viva.